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Libano_2j

Questo sito inizialmente raccoglieva l`esperienza di stage in Libano di cinque aspiranti mediatori di pace.
Dopo lo stage di novembre e dicembre 2008, tre dei cinque neomediatori decidono di tornare in Libano.
Antonella, io (Alessia) e Veronica decidiamo di lavorare insieme sull’idea nata a Shatila di acquistare un video proiettore per il centro sociale.

Antonella, Veronica e Alessia. Sullo sfondo le Rocce dei Piccioni - Beirut

Antonella, Veronica e Alessia. Sullo sfondo le Rocce dei Piccioni - Beirut

L’obiettivo è quello di aiutarli ad organizzare attività ricreative nel loro centro. Ispiratrice dell’azione, per quanto riguarda la mia personale motivazione, è stata Olfat Mahmoud, che nella sua intervista ci disse quanto lei ritenesse fondamentale per la vita dei palestinesi avere la possibilità e lo stimolo di dedicarsi ad attività culturali e ricreative “normali”. Infatti tutta la loro vita si esaurisce nella loro triste condizione, nel loro essere portatori della causa e del diritto al ritorno, consapevoli che se loro non dedicheranno la vita alla causa, la causa morirà. Ma piano piano la loro umanità si esaurisce nella tristezza e nella monotonia della loro condizione. La domanda è: come possono efficacemente chiedere ed ottenere di essere riconosciuti come titolari di diritti umani se loro stessi per primi non coltivano la loro umanità?
Un piccolo pezzetto di questa umanità, come appunto suggerisce Olfat, si acquista coltivando la propria anima anche con il cinema, perché no? Bene, questo si sposa perfettamente con le attività dell’arci, in fondo è proprio l’associazione per l’organizzazione del tempo libero!!
Tutt’e tre più che d’accordo, insieme iniziamo a studiare una possibile strategia di found rising. Decidiamo di lavorare a nome della ong dell’Arci, Arcs, che abbiamo conosciuto nelle sue attività in Libano. Silvia, la direttrice ne è felice e viene a trovarci per darci consigli di lavoro. Quando torneremo lì potremo anche dedicarci alla strutturazione del partenariato per le idee di progettazione decentrata su cui abbiamo lavorato al corso.
Buttiamo giù un progettino e io mi dedico ai fondi pubblici. Trovata la base di partenza ci concentriamo insieme sulla divulgazione dell’iniziativa e sulla raccolta di fondi privati. Organizziamo due serate: la prima è composta da cena, esibizione di danza orientale, proiezione di immagini e documentari sui palestinesi in Libano e le testimonianze di chi c’è stato (Tonio Vacca e Fawzi, dell’associazione Amicizia Sardegna Palestina); la seconda serata è un concerto della formazione acustica dei Ratapignata.
Entrambe le serate sono un successo.
Riusciamo a comprare il proiettore e partiamo!
La PYO, associazione che gestisce il centro sociale presso il campo di Shatila, ci accoglie calorosamente e le bambine più intraprendenti organizzano uno spettacolino di danze e canti patriottici per noi!
Ci rendiamo subito conto che manca un po’ di pianificazione e di materiale audiovisivo adatto ad un cineforum, si rischia che vengano proiettati solo documentari sulla situazione palestinese e sui martiri!
Subito altra idea: raccogliere cartoni animati e un po’ di film da portare.
Così il progetto non si completa, ma raggiunge un primo gradino, abbiamo intenzione di continuare.
Pensiamo alla possibilità di mostrare a qualche coraggioso italiano questo paese e la situazione dei palestinesi. La prossima cosa da fare sarà programmare un viaggio di conoscenza e lavoro in cui chiederemo ai volontari di portare un po’ di film, selezionati, per il cineforum di Shatila.

Nelle categorie troverete: i nostri diari di viaggio dello stage e delle missioni successive personali, in cui raccontiamo impressioni e sensazioni vissute;  alcune informazioni sulle associazioni e le organizzazioni locali che abbiamo incontrato.

naghile` e no alcool,

da sinistra: Nicola, Alessia, Elena (la tutor), Peppe, Antonella, Veronica (nota Tolly); in alto: cameriere intruso

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